|
Il Tempo di Brolo
A
calpestare le orme lasciate dal tempo, si può anche provare
dolore.
E la sofferenza è ancora più sentita, quanto più
lunga è la strada percorsa: ma a volte accade, senza volerlo.
Assieme a Nino ripercorrevo per caso la stessa strada di un tempo,
a ricordare i nostri propositi nel tentativo di cambiare un’esistenza
che sentivamo priva d’iniziative.
Dicevamo allora: «Ci vorrebbe una “Pro Loco”».
«Tu sei andato via», disse Nino, «Noi la “Pro
Loco” poi l’abbiamo fatta, nel 1961. Io ne sono stato
il primo presidente.
Quello attuale è Antonio Ricciardo. Vieni, te lo faccio conoscere».
Entrai così nella realtà di quello che per me era
sempre stato un sogno, un vago progetto.
«Stiamo preparando un libro, intervistiamo vari personaggi
di Brolo. Quelli che se la sentono di raccontarci un avvenimento,
un brano della loro vita nel nostro, anzi nel loro paese»,
mi disse Ricciardo. «Perché non scrive qualcosa anche
lei?» Avevo in mente il materiale raccolto e conservato, sedimentato
nel tempo, frutto di ricerche, a volte anche casuali, fondi di cassetto.
Guardavo lo schermo gigante nella sede della “Pro Loco”,
le fotografie in bella mostra, il murale che Nino e il Presidente
mi mostravano con orgoglio, e le coppe, i trofei, le testimonianze
delle loro iniziative, delle loro attività, presenti e passate.
«Abbiamo in mente di promuovere e sostenere il turismo a Brolo
e tutto quello che ne migliori l’immagine, la vivibilità».
Continuavano a parlare, ascoltavo, ma la mia mente tornava indietro,
al paese di Brolo dei “miei tempi”, alla strada percorsa.
Continuavo a guardare Nino ed era come se mi guardassi allo specchio.
Osservavo Ricciardo e notavo la differenza, non solo di età.
Come faccio a spiegare? Dove sono gli altri? Dove sono i miei compagni
di viaggio?
Un ragazzo è entrato nell’ufficio. Ci hanno presentati.
«Questo e Massimo, il nostro segretario, ha fatto anche lui
il Carabiniere».
Frastornato, non ho sentito nemmeno il nome. Ho dovuto farmelo ripetere,
più tardi. Ero così anch’io, quasi mezzo secolo
indietro? Ora lui fa il segretario alla “Pro Loco”.
Dove sono gli altri?
È difficile frenare la commozione quando sale, monta, stringe
con un groppo la gola e impedisce di parlare, di esprimersi. Avrei
voluto spiegare: “Io non sono nessuno, o troppo poco, una costola,
un frammento d’osso di un organismo che manca, che non è
mai nato”.
Ed evitare la retorica delle parole, anche quando esprimono sentimenti
veri. Bravi, ci siete riusciti. Coraggio, continuate, andate avanti
così, stringendo i denti e i pugni, per Brolo, per gli altri,
per noi che dal nostro passato continuiamo a sognarvi, e voi oggi
siete veri, esistenti, reali, operanti.
Non importa nemmeno se sbagliate, perché “sbagliando
s’impara”.
Un gruppo di ragazze ridevano spensierate attorno ad un tavolo,
accanto a noi, nella sede della “Associazione Turistica Pro
Loco Brolese”. Impensabile un tempo.
E così è nato questo libro. Ora che provo a rileggerlo
non mi sembra nemmeno mio, convinto come sono anch’io, che
la vita si può soltanto o viverla o scriverla.
“Che cosa è dunque il tempo?
Se nessuno me lo chiede, io lo so; se voglio spiegarlo a chi me
lo domanda, allora non lo so più.
Tuttavia posso con sicurezza affermare di sapere che, se nulla passasse,
non ci sarebbe il passato e se nulla arrivasse non ci sarebbe il
futuro, e se nulla fosse non ci sarebbe il presente. Or dunque,
quei due tempi, il passato e il futuro, in che modo esistono, se
il passato non esiste più e il futuro non è ancora?
Il presente poi, se fosse sempre presente e non trascorresse nel
passato, non sarebbe più tempo, ma eternità”.
“Se il futuro e il passato esistono, voglio sapere dove esistono.
Se non ci riesco ancora, so tuttavia che, dovunque esistono, lì
non sono più futuro o passato, ma presente”.
“Forse è più proprio dire: i tempi sono tre:
il presente del passato, il presente del presente, il presente del
futuro. Essi sono tutti e tre nell’anima, poiché altrove
non li vedo. Il presente del passato è la memoria, il presente
del presente è intuizione, il presente del futuro è
aspettazione”.
......
In fondo, l'orgoglio è un omaggio alla grandezza, quando tu solo
sei l'eccelso Dio al di sopra del tutto. E l'ambizione che
cosa cerca se non onori e gloria, quando a te solo fra tutte le cose
sono dovuti onori e gloria eterna? E la ferocia dei potenti vuol
essere temuta: ma di chi è che bisogna aver timore se non del solo
Dio? Al suo potere chi è che può strapparsi o comunque sottrarsi,
quando, dove, da chi, per fuggir dove? E le carezze degli amanti
vogliono farsi amare: ma non c'è carezza più lieve del tuo amore e
non c'è passione più salutare di quella per la tua verità, lucente e
bella sopra ogni altra cosa. E la curiosità si atteggia a brama di
conoscenza, quando il conoscitore massimo di tutto sei tu. Perfino
l'ignoranza e l'idiozia si coprono col nome di semplicità e
innocenza, perché nulla c'è di più semplice di te. E nulla di più
innocente, se sono le azioni dei malvagi a rivoltarsi contro di
loro. E l'ignavia è una sorta di aspirazione alla quiete: ma c'è una
quiete certa come Dio? Il lusso poi si fa chiamare soddisfazione e
abbondanza: ma sei tu la pienezza e ricchezza senza fine di un
indistruttibile benessere. Lo sperpero si nasconde all'ombra della
generosità: ma sei tu il più abbondante dispensatore di ogni bene.
L'avidità vuol molto possedere: e tu possiedi tutto. L'invidia
contende il primato: e cosa è migliore di te? L'ira cerca vendetta:
chi nella vendetta è più giusto di te? La paura si sgomenta d'ogni
insolita e repentina minaccia all'integrità delle cose amate: e
cerca nella prevenzione la sua sicurezza. E cosa c'è di insolito per
te? Di repentino? Chi può togliere a te quello che ami? Dove se non
da te è la vera sicurezza? La tristezza si strugge per le cose
perdute che lusingavano il desiderio, perché vorrebbe che nulla le
si potesse strappare, come a te
........
Da: “Le Confessioni” di S. Agostino
|