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  La storia di Maria La Bella

       Tanto tempo fa, che se n'è perduto il conto, viveva nel castello di Brolo, una bellissima quanto sfortunatissima ragazza, figlia del barone e orfana purtroppo della madre che era morta di morte subita o, come qualcuno preferisce dire, di "morte subitanea".
       "La poveretta era andata incontro a quella fine proprio a causa della bellezza di quell'unica figlia, che certe malelingue dicevano tanto bella da somigliare al sovrano. Dicerie infondate, ma si sa come vanno queste cose: la calunniata ne morì.
       "Per amore della verità è bene precisare che il referto di morte subita o subitanea che si voglia, veniva redatto con il massimo scrupolo nei casi di decesso per infarto o qualunque altra causa di morte improvvisa, imprevista e immediata, come soffocamento, avvelenamento, ecc.
       "Il barone, affranto dal dolore e pressato dalla necessità di dare al casato la discendenza che quell'unica figlia, per giunta femmina, non poteva degnamente assicurargli, convolò a seconde nozze con una nobildonna che gli spiattellò subito due figli maschi e s'impegnò anche nella indispensabile opera di educazione e protezione della figlia di primo letto.
       "Quando fu il momento, la matrigna si preoccupò di trovare un buon partito per la figliastra, senza nemmeno consultarla, perché a quei tempi non si usava, con l'intento di sposarla prima possibile. A tenerla in casa poteva essere sempre un pericolo, e poi anche per facilitare la sistemazione dei suoi figli veri che erano anche maschi.
       La promise a uno squattrinato che aveva dilapidato una fortuna al gioco e con le donne e ora andava a caccia di una ricca dote.
       "Maria era una ragazza bellissima e più cresceva più diventava bella. I delicati lineamenti del viso erano però sempre offuscati da un sottile, impercettibile velo di tristezza che le faceva assumere una espressione pensosa, quasi assente.
       I capelli lunghissimi e biondi le scendevano sulle spalle e gli occhi splendevano di un azzurro che infiammava l'anima solo a guardarla. Di tanto in tanto, assumeva un'espressione dolcissima, alzava lo sguardo lentamente verso il cielo e rimaneva così, come fosse assorta in mesta contemplazione o preghiera. Poi il capo le ricadeva sul seno candido, turgido e palpitante e cercava di nascondere e scacciare i pensieri che la tormentavano.
       "Quello spettacolo straziava il cuore al barone che mal sopportava anche di aver commesso l'errore di risposarsi.
       Perciò un giorno si prese cavallo e armatura, disse che andava in Terra Santa e non si vide più".
       "Maria, rimasta praticamente orfana anche di padre, si sentiva sola e abbandonata. Aveva preso l'abitudine di farsi una passeggiata, col fresco, per i viali del parco.
       "Un giorno incontrò un cavaliere, anche questo pensoso e triste e di una bellezza sfolgorante, come è giusto che sia in una favola del genere.
       "I loro sguardi s'incontrarono, la tristezza sparì improvvisamente dal viso dei due giovani e gli occhi del cavaliere brillarono di una gioia improvvisa; con lo sguardo lungo, profondo ed espressivo, le disse molto più di quanto avrebbe potuto e saputo dirle parlando.
       "Maria ricambiò lo sguardo, palpitò, arrossì, tentò di distogliere gli occhi dal giovane, ma non vi riuscì. Credeva di conoscerlo, eppure era sicura di non averlo mai visto prima.
       Forse, pensò, lo aveva sognato, frutto della sua immaginazione, era confusa e, presa da questi pensieri, continuava a guardarlo.
       "Alla fine si riprese, si vergognò, diventò pallidissima come possono esserlo solo le vergini e scappò verso il castello.
       Faceva fatica a reggersi in piedi, anche per via della strada in salita, molto ripida".
       "Maria cercava con tutte le sue forze di mantenere la calma, ma il suo cuore sembrava impazzito. Si chiuse nella sua camera, pensò, tremò, perché non riusciva a togliersi quel giovane dalla testa. Inesperta e senza possibilità di confidarsi con qualcuno, meno che mai con la matrigna, cominciò a vivere contando le ore che la separavano dal prossimo incontro.
       "Soffriva per un sentimento che non aveva mai provato, nemmeno nelle fantasticherie che avevano riempito le sue lunghe giornate di solitudine. Stava imparando a conoscere le pene di un amore che poteva essere la sua fortuna o la sua rovina.
       "Incontrò ancora il giovane, si parlarono, si confidarono, capirono che erano fatti l'una per l'altro.
       "Maria non pensava ormai che al suo Corrado, il suo romantico cavaliere. Un giorno gli confida che la sua matrigna l'ha promessa ad un altro.
       "Teme la reazione di Corrado e sente che il cuore si spezza, il sangue non le circola più. Corrado, verde per la bile, le grida: "Se ti vedo nelle braccia di un altro o crepo subito o sono sicuro che faccio una pazzia, io non riesco più a vivere senza di te".
       "Nemmeno io Corrado, tu sei il mio primo ed unico amore". Piange, si dispera; Corrado cerca di tranquillizzarla e le propone la sua soluzione: "Scappiamo".
        Maria accenna a dire di no con la testa, vede lo sguardo di Corrado, e cede, "Ti seguirò anche in capo al mondo". Si danno appuntamento per l'indomani sera al tramonto. Maria torna nella sua camera, si butta sul letto disperata, piange, non sa che fare, si vergogna pensando alla fuitina, poi avverte dei passi, si alza, cerca di rimettersi in ordine e darsi un contegno per nascondere la sua agitazione.
       " È la baronessa, la matrigna, elegantissima, con l'aspetto ancora più altero del solito e l'espressione del viso ancora più fredda. Tra i suoi capelli, acconciati con cura, risplendono preziose pettinisse, sembra pronta per un ricevimento.
       Maria, la guarda allibita da tanta eleganza. La matrigna con un leggero sogghigno le ordina: "Preparati, fatti bella perché sta per arrivare il tuo promesso sposo. "Il mio promesso sposo? Ma che dite? Scherzate?".
       " No, Maria, non scherzo mai con queste cose, fra poco sarà qui". "Queste nozze non si faranno mai", disse Maria scuotendo sconsolata la testa. "Come potete chiedermi di sposare un uomo tanto crudele, un anticristo, uno scioperato. Piuttosto che vivere con lui, preferisco rimanere qui in eterno, nella casa dei miei avi".
       Non l'avesse mai detto! Figurati la baronessa. Se Maria avesse detto "preferisco morire" sarebbe stato mille volte meglio, ma a sentire quei propositi, la matrigna non ci vide più. Tu farai quello che dico io, qui comando io, voglio questo matrimonio e basta. Cambiati e scendi. Fra cinque minuti ti voglio di sotto", strillò.
       Maria scende così come si trova. Entra il conte Riccardo, riverisce la baronessa e saluta Maria che ha l'aria triste e sta con gli occhi fissi a terra. Non riesce nemmeno a scambiare una parola con il conte e non risponde nemmeno alle sue frasi di cortesia. Ha la fronte corrugata e terribili idee le offuscano la mente, le sue guance diventano sempre più pallide.
       "Il conte Riccardo decide di togliere il disturbo e si congeda, alquanto contrariato.
La baronessa è su tutte le furie ed esplode: "Sciagurata! Donna sciaguratissima e scriteriata! Sicuramente avrà capito! Non ti vorrà più. Diventerai la favola del paese.
       L'onore e la reputazione della famiglia sarà perduto. Non potremmo ricevere offesa più grave. Pensa a quello che fai! Cerca di ravvederti finché sei in tempo. C'è forse un altro? Se è così, ti giuro che hai finito di campare". "Maria non ne può più. Lascia in asso la matrigna e va a rifugiarsi nella sua stanza. Dalla finestra guarda la punta di Capo d'Orlando e le sembra un grande dito proteso a indicare la strada, la grande palla di fuoco che si nasconde nel mare.
       "Ha lo sguardo spento, è pallida come un lenzuolo, sembra che abbia sostenuto una battaglia. Vorrebbe sparire anche lei assieme a quella palla infuocata. Le si prepara una notte insonne, interminabile. Non sa se riuscirà a superarla. E poi tutto il giorno, dovrà sforzarsi di comportarsi normalmente - pensa - fino all'ora stabilita, quando uscirà da quella casa per non farvi più ritorno. Abbandonerà la casa dei suoi avi. Le stanze che l'hanno vista crescere, giocare, correre e tanti ricordi, tutti i suoi affetti, sua madre, suo padre.
       Domani tutto questo finirà, per sempre. Non metterà più piede in quella casa. Si vergogna, ma sente che non può fare a meno di odiare la matrigna, causa di tutte le sue sventure. Il giorno successivo è ancora più lungo della notte, sente l'ansia che cresce con il passare delle ore, dei minuti. Cerca di calmarsi, di non pensare. Non deve portarsi niente, solo quello che può nascondere addosso, per non destare sospetti. Finalmente arriva l'ora, scende nel parco. Sente i passi di qualcuno che si avvicina. Avvampa in viso poi impallidisce di nuovo, sembra una morta, trema, guarda il suo Corrado che le sta accanto e non riesce a dire una parola.
       "Corrado capisce, la prende per mano, cerca di tirarla, vuole fuggire con lei. Maria, sentendosi prendere per mano, si riscuote, vorrebbe parlare, ma la voce non esce e il suo cuore sembra un cavallo al galoppo. Corrado continua a parlarle con tutta la tenerezza d'innamorato. "Non vengo, disse infine Maria, non devo, non posso venire: la mia condizione, l'onore, i miei doveri, tutto mi impedisce di assecondarti. Non lo vedi come sono ridotta? Come potrei seguirti? Corrado, mio Dio! Tu vuoi che io mi copra d'infamia".
       "Corrado insiste, cerca di persuaderla. "Sul volto di Maria è dipinto tutto il suo tormento; dice a Corrado che l'ama più della vita.
       "Corrado l'abbraccia, e la sprona: "Fuggiamo, non c'è altra via d'uscita". L'afferra per un braccio e cerca di trascinarla verso il cancello. Lei resiste; si sentono grida provenienti dal castello. Corrado non riuscendo a vincere la resistenza di Maria, la lascia e corre in direzione del castello.
       Maria trema tutta, lo raggiunge, cerca di fermarlo, lo persuade a non andare. "Verrai?" Chiede Corrado con il tono dell'ultima volta. "Si, verrò".
       "Corrono verso l'uscita, con il cuore in gola, tra gli alberi, i cespugli e le aiuole del giardino. Mille desideri affollano i loro petti! Raggiungono il cancello. È chiuso a chiave. Corrado cerca con tutte le sue forze di scuoterlo nel disperato quanto vano tentativo di buttarlo giù. Alle loro spalle si avvicinano uomini armati che stringono nelle mani torce e armi e urlano, bestemmiano, minacciano. Anche dall'altra parte del cancello arriva gente armata.
       Corrado si vede perduto, ha paura per la sua amata, impugna nella destra la spada, con la sinistra tiene stretta la mano di Maria. Lei si stringe al suo Corrado. "Mille pensieri affollano la mente del giovane, cerca di tranquillizzarla e con un sorriso le dice: "Non aver paura, sono qui con te. Nella peggiore delle ipotesi moriremo insieme". "Maria improvvisamente si rende conto del pericolo che sta correndo e della situazione disperata in cui si trova. "Intanto viene aperto il cancello e quelli che stanno fuori si precipitano verso i due e si avventano su Corrado. Quelli che venivano da dentro, lanciano urla di trionfo e afferrano Maria.
       "Ad un tratto un uomo grande e grosso, dall'aspetto feroce, si fa largo in mezzo agli assalitori e avanza da solo contro il giovane innamorato, facendo segno ai suoi di fermarsi.        Corrado riconosce il suo rivale, sorride di sdegno e anche di gioia. "Incrociano le spade, si scambiano colpi tremendi, nessuno dei due cede di un passo, le lame scintillano, per un attimo sembrano fermarsi, poi come saette vanno a conficcarsi con forza l'una nel petto dell'altro. "Corrado vacilla, cade! Anche l'altro stramazza, morto. Corrado si appoggia su un gomito, cerca di rialzarsi, guarda intorno con la vista annebbiata e vede la sua Maria trascinata a forza verso il castello. Cerca di chiamarla, ma non vi riesce. Con uno sforzo sovrumano, crede di riuscire a mettersi in piedi, ma ricade supino, e così rimane, immobile.
       "Maria è stata condotta nella sua camera, giace sul letto, il suo viso ha un'espressione irreale, la fronte è imperlata di un sudore di morte; le hanno fatto bere una tisana che forse le ha fatto male, ma sembra tranquilla, è cosciente della situazione in cui si trova e si sente forte e sicura. Guarda le persone che la circondano, interroga con gli occhi, sente la morte che si avvicina, vorrebbe rivedere per l'ultima volta il suo Corrado.
       "Vede la matrigna e sente mancarsi, ma più si dileguano i luminosi sogni della sua vita, più si rallegra perché capisce che si avvicina la fine di ogni suo dolore, di ogni sua sofferenza.
       Pensa di andare in cielo e sopra le labbra scolorite le balena un sorriso d'amore; ritorna con lo sguardo inquieto a cercare un volto che non trova. "Pensa alle vicende della sua breve esistenza, alle gioie, ai dolori: si commuove per i ricordi ancora vivissimi, vorrebbe chiedere notizie del suo Corrado, ma non osa e tace. "La baronessa la guarda con espressione severa, come il giudice guarda il colpevole, è cupa in faccia, il suo cuore è di pietra: e se smette un momento quell'atteggiamento e si rivolge alla figliastra, lo fa per sorriderle con un crudele ghigno beffardo. "Maria si rivolge alla baronessa, vuole farsi perdonare per la tentata fuga, alla quale si è decisa per amore. Ma la matrigna, non ha mai provato quel fuoco interno che abbaglia la vista e la mente, che brucia l'anima e consuma il cervello.
       Lei non ha mai amato. "Maria vorrebbe anche perdonare a sua volta la matrigna che ha avuto il torto di volerla sposare a chi non amava. Sente che ormai ogni riguardo è inutile e rivolta alla più vicina delle ancelle chiede di Corrado, se è ancora vivo e se è vivo perché non va da lei. Si sente abbandonata anche da lui.
       Si sente mancare. Vorrebbe che fosse Corrado a chiuderle gli occhi per l'ultima volta.
"Si solleva un poco, tende le mani tremanti, emette un grido e ricade con il volto sul guanciale in preda a tremiti convulsi; tenta ancora di sollevarsi, non vi riesce, emette un sospiro, lungo, profondo, rimane immobile, il petto non si solleva più.
       "Le ancelle si avvicinano, le alzano la testa, la scuotono, le tastano il polso: è morta! Il tempo di Maria s'è fermato, è finito, non esiste più. Lei è entrata nell'eternità. "La matrigna si accerta di persona che è morta veramente, e, avutane la conferma, accenna un sorriso che sembra il sogghigno d'una strega, unica a gioire in quel confuso andirivieni, fra gesti di terrore, di disperazione e di compianto.
       "Si sente un trambusto nelle camere attigue, aumenta, si avvicina: entra uno sconosciuto avvolto in un mantello, si accosta al letto, e guarda in viso la morta. Ha un gesto di disperazione, scopre il volto, i presenti lo riconoscono e gridano di stupore: - Corrado!
       Il giovane è pallido, trema, non sente il dolore della ferita, ma quello per la morte dell'amata gli offusca la mente, vacilla, una mano pietosa lo sostiene. La baronessa corre a chiamare aiuto, Corrado si guarda attorno, fa cenno alle ancelle di uscire e chiude la porta a chiave. "Passano le ore, dietro la porta si avverte un frastuono, si sentono voci furibonde, dall'interno della stanza di Maria nessuno risponde, viene abbattuta la porta, si precipitano dentro i fratelli dell'estinta con un manipolo di armati, la camera si illumina improvvisamente rischiarata dalle fiaccole, si vedono lampeggiare spade sguainate. "Eccolo"! Esclamano vedendo Corrado seduto accanto alla sponda del letto.
       Nella sua mano stringe ancora quella di Maria. Ma quando si accorgono del sangue che continua a colare dal fianco del giovane, con un grido di meraviglia mista a sgomento esclamano: " È morto!"
       "Il volto di Corrado era così vicino a quello di Maria che pareva la stesse baciando.
       "Maria venne sepolta nella cappella del castello, Corrado, chiuso in un sacco e con un macigno legato ai piedi venne buttato a mare, dietro lo scoglio. "Naturalmente lo spirito di Maria non volle più allontanarsi dalla dimora natia, anche perché gli è sembrato il modo migliore per rimanere vicino al suo Corrado. Di tanto in tanto si affaccia alla finestra, guarda verso la pietra e piange il suo amore sfortunato. Nessuno ha mai visto lo spirito di Corrado uscire dall'acqua e accorrere al richiamo di Maria".
       "Dicono i bene informati che Maria si affacci soltanto in poche occasioni: per augurare una pesca abbondante ai pescatori o per richiamarli a riva nell'approssimarsi di un temporale.
       Molti pescatori sono pronti a giurare di averla vista".


Dal Libro "Il Tempo di Brolo" di Antonio Cucinotta