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  La storia di Brolo

 

       Porto costruito in epoca romana al servizio della città di Agatirso.
       Questa ubicata sulla sponda sinistra del fiume Naso, a seguito dell'insabbiamento del fiordo per la deforestazione attuata dopo la seconda guerra punica, era rimasta priva di attracco.
       Il porto fu costruito spostato di circa un miglio verso levante secondo la consuetudine romana.
       Nel 550 DC, in tale porto, si svolse una feroce battaglia tra le orde ostrogote di Totila e le truppe romane-bizantine comandate da Domnetiolo.
       La battaglia che ebbe esito incerto causò moltissime perdite per entrambi.
       Domnetiolo con i suoi, si andò a rinchiudere a Messina, mentre Totila saccheggiò Agatirso.
       Il nome di Brolo deriverebbe dalla parola ostrogota "Prolo" che pare significasse "Pianto".
       Il porto era detto dagli arabi, venuti in Sicilia tre secoli dopo, "Marsa Dalia" ossia il porto della vita e in quell'epoca fu costruita sullo scoglio antistante il porto una torre di avvistamento in legno (secondo le abitudini arabe) detta "Voab".
       Tale torre, distrutta dai marosi, fu successivamente sostituita da altra in muratura, sul porto poi inglobata nel castello.
       Il porto, assai attivo per il commercio del vino e di altri prodotti, nel 1154 fu descritto su incarico di Ruggero II dal geografo arabo Edrisi che lo colloca a quattro miglia da Ras Hali (Capo brullo, Calavà) ed a tre miglia da Gafludi As Sugrà (piccola Cefalù, Capo d'Orlando).
       Tale porto rimase in attività fino al XVII secolo con un importante ufficio doganale, e fu interrato dalle alluvioni del 1595 e del 1682 dopo di chè, non venne più utilizzato essendo stato creato un punto di attracco a S. Gregorio presso Capo d'Orlando.
       Il castello con alterne vicessitudini, per circa otto secoli rappresenta la storia di Brolo (tra leggenda e realtà) e delle nobili famiglie che la elessero a loro dimora: Gli Aragona, i Lancia ed i Longarino.
       I Lancia di Brolo erano un ramo dei Lancia di Sicilia discendenti di Federico II.

Infatti, a testimonianza di ciò vi è la scritta che sovrasta l'arco d'ingresso del castello di Brolo: "IMPERIUM REXIT BLANCA - HOC ET STIPITE NATUS MANFREDUS SICULUS REGIA SCREPTRA TULIT"
       Nel 1764 Ignazio Vincenzo Abate marchese di Longarino e signore di Brolo, fece costruire la Chiesa Madre ed intorno si sviluppò il centro abitato infatti, sorsero i palazzi Baratta, Maniaci, Gembillo e Germanà.
       I terremoti del 1613 del 1739 e del 1786 arrecarono notevoli danni al castello ed alla Chiesa Madre. Oggi, Brolo, oltre a mantenere intatte le testimonianze del suo passato, ha un patrimonio di valore inestimabile costituito dalla naturale bellezza della sua spiaggia e del suo immediato entroterra.
       Questo la pone come importante polo di attrazione turistica che molto può offrire ai suoi visitatori.

 

*Le immagini sopra riprodotte sono tratte dal libro "viaggio in Sicilia nel 1804" di Carl Grass

 

  

 

 

 

 

Realizzazione Antonino Scaffidi Lallaro